Lettone si o lettone no? Quello che c’è da sapere sul Cosleeping

Quando stavamo scegliendo l’arredamento, anzi ancora prima, quando ancora la casa era solo un progetto, il mio Papi-to-be continuava ad insistere per avere un letto matrimoniale fuori misura. Nonostante non fossi d’accordo, con le sue doti persuasive, mi ha convinta.  Oggi posso dire che aveva ragione lui. Perchè in cinque in un letto matrimoniale normale non ci saremmo mai entrati. Ma chi poteva immaginarlo allora?

Quando è nato Momi la mia idea era di farlo dormire nella sua culla in cameretta. Quella che per me sarebbe stata il suo regno, il posto in cui avrebbe dormito finchè avesse vissuto con la mamma e il papà. Sì, ci ho creduto. Ma non è andata così.

Ho cambiato idea, per diversi motivi: avevo paura di non sentirlo e quindi la sua culletta è stata trasportata già la prima notte di fianco al lettone.  Avevo paura che finita la pappa avrebbe potuto soffocare.

Quello è stato l’inizio di un lungo percorso. Momi non ha mai dormito volentieri, nè di giorno, nè di notte. Farlo addormentare era un incubo, non voleva mai mollare, restava sempre vigile e più aveva sonno e più si agitava. Di notte, quando ho iniziato comunque a metterlo nel lettino, si svegliava moltissime volte. Da quel momento Momi è diventato un ospite fisso nel nostro lettone.

Di solito lo facevo addormentare nel suo letto e poi me lo andavo a recuperare la prima volta che si svegliava. Quando abbiamo sostituito il lettino con le sbarre con un letto normale, continuavo ad andare a prenderlo io, perchè lui aveva paura di venire oppure voleva che lo prendessi in braccio per pigrizia.

Poi è nato Giorgio. In quel periodo passavo tante notti sola con loro perchè il papà lavorava. Quindi Momi era il padrone del letto. Con Giorgio avevo deposto le armi e mai mi ero sognata di metterlo da subito a dormire in cameretta. Così, culletta di fianco al lettone e via, sveglia ad ogni vagito per dargli da mangiare. E anche lui la stessa storia. Si riparte: dormi sulla pancia della mamma anche tu.

E poi è arrivata Lola. A lei  tuttora non è ancora chiaro che la mamma non è una sua prolunga, un suo pupazzo, il suo ciuccio. Lei ha bisogno di toccarmi costantemente. Anche quando eravamo in ospedale, la notte dormiva solo se le tenevo la manina. Ogni tanto il papà ci prova a metterla nel lettino-cuccia, ma la cosa dura pocchissimo.

Visto come stanno le cose penso di essere ormai un’esperta di cosleeping!

Con Momi mi sono documentata e ridocumentata per trovare qualcosa che un po’ giustificasse la mia incapacità di metterlo nel suo letto, un po’ la supportasse e un po’ mi aiutasse a riprendere possesso dei nostri territori. Tra chi dice che il cosleeping aiuta a sviluppare la sicurezza in se stessi, chi dice che fortifica i rapporti, chi dice che non si fa perchè il lettone è mio e comando io, come per ogni cosa che riguarda i bambini  trovi ogni tipo di opinione.

Personalmente, ho scoperto che il cosleeping lo sceglie il bambino. A seconda di qual è la sua personalità e quale il suo bisogno. Certo, si possono educare a stare da subito nel proprio letto e si possono anche educare al sonno. Io non sono stata capace. Mi sono sempre detta che i bambini che dormono sono una leggenda metropolitana. Ma è ovvio che non è vero – l’ho scoperto con Giorgio – era solo quello che avevo bisogno di dirmi per non sentirmi una mamma inadeguata. Perchè il mio punto di vista è che per qualche strano motivo la nostra società vuole che il bambino perfetto sia quello che dorme sempre da solo e la mamma perfetta sia quella che lo educa comunque a stare solo e a dormire nel proprio letto.

In realtà penso che la mamma perfetta sia quella che ascolta i propri bisogni e quelli del proprio bambino e cerca di conciliarli

Beatrice.

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